Rogar

scritto da SenzaVolto
Pubblicato 24 ore fa • Revisionato 24 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di SenzaVolto
Autore del testo SenzaVolto

Testo: Rogar
di SenzaVolto

-Dannazione!- imprecò.  

Entrò nella stanza come una furia, lo sguardo carico di parole non dette, le mani talmente strette da farsi sbiancare le nocche.  

Rogar era arrabbiato, ultimamente gli succedeva spesso.  

-Dannazione.- ripeté con meno enfasi. Aveva uno specchio, uno di quelli poggiati ad una sorta di scrivania. Più volte era stato sull’orlo di scaraventarlo via, spaccarlo in mille pezzi, solo perché quell’aggeggio aveva il compito, nemmeno troppo grato, di dover riflettere il suo volto. Ed ogni volta, ogni singolo momento, l’uomo finiva per avere crisi esistenziali. “Chi sono io?” si domandava in continuazione. La risposta, immancabilmente, tardava ad arrivare.  

-Sei ancora alle prese con i tuoi pensieri?- 

Una voce lo fece trasalire. Si voltò di scatto, gli occhi scuri la cercarono nelle ombre.  

-Runila.- rispose lui fissandola attentamente.  

La donna mosse un paio di passi avanti ed un fascio di luce diurna la investì. Era bellissima, vestita con drappi leggeri di stoffa verde acqua, lo sguardo felino figlio di occhi color smeraldo.  

Rogar si lasciò cadere su una sedia, poggiò il gomito su un bracciolo e portò la fronte sul palmo della mano. Scosse il capo e per un attimo sembrò quasi che i meccanismi del suo cervello scricchiolassero sinistramente.  

-Cos’è che ti turba?- domandò lei, la voce di velluto.  

-Non sono adatto a...- 

-A cosa?-  

-A tutto questo.- l’omone si alzò di scatto, allargando le braccia. La sua mole sovrastava il corpo minuto della femmina, avrebbe potuto schiacciare la sua testa con le dita se solo avesse voluto. -alla vita di corte, alle coppe di vino, ai...dannati specchi.- di nuovo, agitò la testa facendo ondeggiare i lunghi capelli corvini. -Non sono adatto.- ripeté come un mantra. -Io sono...- 

-Cosa sei tu? Un selvaggio? Un barbaro del nord? Un mercenario?-  

Lui annuì debolmente. C’era più convinzione nel suo sguardo che nei suoi gesti. Runila sorrise dolcemente avvicinandosi. Ora la differenza era palese, tangibile: quando lei allungò le mani per prendere le sue sembravano quelle di un bimbo tra le nocche di un gigante.  

-Rog, ascoltami. Non conosco il tuo passato, non ho idea di cosa tu abbia fatto, di come tu abbia vissuto. Ora però sei qui e...- 

-...e cosa?- l’uomo si ritrasse dirigendosi verso la grossa finestra che dava al cortile. -Io non so come si vive in un dannato castello. Non so cosa devo fare, non so come si comanda un esercito, non so nemmeno affrontare loro.- allungò a mezz’aria un dito, come a voler indicare un’altra stanza. -Quei...principi. Signorotti locali, sono peggio di sanguisughe che invece di prosciugare il mio sangue riempiono la mia testa di enormi stronzate. Mi sentirei più a mio agio in un campo di battaglia, da solo contro mille orchi sapendo di perire, piuttosto che passare un intero pomeriggio a pianificare il nulla con quei...quei...- gli mancavano le parole, anche perché lui non era molto avvezzo ai lunghi discorsi.  

-Lo capisco, non sei un uomo d’affari. Eppure ho sentito voci, storie. I commilitoni non fanno altro che parlare di te, di come li hai guidati in battaglia e di come loro ti hanno seguito. Ciò che tu neghi, e lo fai a te stesso più che agli altri, è che sai come alzare il morale delle truppe. Sai come farli credere invincibili, come farli sentire protetti. E questo non fa altro che attirare consensi di chi vuole il potere. Tu sei quel potere, Rog.-

L’uomo non si scompose, piuttosto strinse le braccia al petto, facendo gonfiare i grossi bicipiti. -Tu menti, donna.-  

-Ho mentito molte volte, in vita mia. Ma non l’ho mai fatto con te.- 

Rogar si voltò di scatto ad osservarla. I lunghi capelli castani le accarezzavano il volto olivastro, ed era pressoché perfetto se non per una leggera cicatrice all’angolo destro della bocca. -E perché?- 

Runila sorrise di nuovo, cercando di accorciare la distanza che li separava. L’altro la lasciò fare, ma si girò a guardare arcigno l’aiuola del giardinetto che aveva di fronte, al di là della finestra. L’avrebbe incenerita con lo sguardo, se solo ne avesse avuto facoltà.  

-Perché tu sei stato gentile con me. E avresti potuto prendere ciò che ti hanno dato, ma hai scelto di aspettare e guadagnartelo.-  

Da quando Re Ludvig aveva salvato la vita di suo padre, l’esistenza di Rogar era cambiata in un battito di ciglia. Aveva accettato la vita a corte per ripagare il debito, ma era evidente a tutti che quel mondo gli stava stretto come una camicia ad un ogre. Per allietare il suo soggiorno gli avevano affidato Runila, una schiava di corte forse, o una delle prostitute del regno. Di nuovo, il mercenario aveva acconsentito, a patto che lei godesse di piena libertà all’interno del palazzo. E nessun altro, oltre lui, avrebbe dovuto toccarla con un dito. Solo che lui, al contrario di ciò che tutti pensavano, non l’aveva mai sfiorata, nemmeno con il pensiero. -Tu non sei un bottino di guerra, donna, un qualcosa che ho conquistato. Non ho intenzione di approfittarmi di te o del tuo corpo. Nemmeno io so cos’hai passato, e non mi interessa saperlo. Voglio solo che tu possa essere libera come tutti, come me, come gli altri.- 

Runila ghignò divertita. -Sì, sono le parole di uno che non conosce affatto la vita di corte. E mi piace questo di te. Sai...-  la sua voce divenne sottile e lei si avvicinò alle sue orecchie, alzandosi sulla punta dei piedi scalzi. -...voglio che tu sappia che hai già guadagnato la mia compagnia, se solo tu volessi...- quello era un chiaro invito.  

Rogar rimase imperturbabile. Continuò ad osservare la vita fuori dalla finestra, i suoi occhi fissavano un punto imprecisato del cortile principesco. Le sue gote, tuttavia, si velarono d’improvviso di un rossore inconfondibile, una reazione che Runila comprese fin troppo bene. E le piaceva da morire. Si morse un labbro, fece scivolare una mano sulla spalla muscolosa di lui, poi si ritirò nuovamente nel suo angolo di stanza, rimanendo in silenzio a guardarlo.  

E lui, allo stesso tempo, in silenzio si nascose nei propri pensieri, celando ed anzi scacciando una verità che in un modo inconsueto lo imbarazzava: non era solo incapace alla vita di corte. Rogar, con le donne, non aveva mai avuto niente a che fare. E non aveva idea di come iniziare...

Rogar testo di SenzaVolto
2